Anche le gomme sono su misura

Gli pneumatici «marcati» si distinguono da quelli generici perché sono stati sviluppati in collaborazione con il costruttore dell’auto. I test Pirelli Scorpion Winter e Sottozero 3

8221_RB_070217_phRobyBragotto_Pirelli_StMoritz-kWRC-U432807821318351oF-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443Di Stefano Marzola

Una gomma vale l’altra? L’aspetto che a prima vista le accomuna tutte rischia di ingannare perché «dentro» c’è tanta tecnologia, dal battistrada alle mescole, passando per fianco e cintura interna. Tecnologia, peraltro, spesso sviluppata appositamente per l’auto che deve montarle. È importante ricordarsene al cambio gomme, privilegiando nella scelta quelle che il costruttore ha scelto come primo equipaggiamento.

Il «caso» Classe A

«Gli pneumatici devono offrire la minor resistenza possibile al rotolamento, ma anche frenare in poco spazio – spiega Giuliano Menassi, responsabile ricerca e sviluppo di Pirelli – e questo è solo un esempio di come le diverse richieste fatte agli pneumatici siano in contrasto fra loro». Ad aggiungere complessità ci si mettono le stesse auto, sempre più potenti e asservite all’elettronica. Insomma, per il successo di un’auto la gomma giusta è più che mai determinante. Lo sanno bene gli ingegneri Mercedes che ricordano ancora quando nel 1997 la Classe A fallì il «test dell’alce», ribaltandosi: «La colpa fu di un accoppiamento non adeguato fra auto e pneumatico, tanto che sulla versione che arrivò in commercio venne utilizzata una gomma diversa», spiega Menassi. La sostituzione del treno di gomme su tutte le Classe A che erano già state prodotte prima dell’incidente costò a Mercedes 50 milioni di marchi, mentre il danno d’immagine, impossibile da quantificare, fu immenso.
Molte differenze

Oltre a quelle di primo equipaggiamento, oggi si possono prendere in considerazione le cosiddette «gomme marcate». Cioè costruite apposta per quel determinato modello. Una tendenza innescata una decina di anni fa da Porsche. Quelle prime coperture riportavano sul fianco anche il codice Porsche e per questo si distinguevano a colpo d’occhio dalle altre gomme: la «marcatura» stava a significare quelle gomme erano state sviluppate in collaborazione fra il produttore e la casa automobilistica. Ma sono molto diverse da quelle generiche? «Fra un Pirelli PZero standard e uno marcato ci possono essere differenze che coinvolgono fino ad un terzo dei componenti», risponde Menassi. Cintura, battistrada, mescola e fianco dipendono dall’assetto della vettura, dalla distribuzione dei pesi, dal funzionamento dei sistemi elettronici, dalla trazione. Poi entrano in gioco anche specifiche richieste dell’azienda automobilistica, che può volere pneumatici capaci di ridurre la rumorosità in abitacolo (come per le auto elettriche) o più in sinergia con l’elettronica della vettura. «Le auto a guida autonoma richiederanno ancora più attenzione – prosegue Menassi – perché non ci sarà l’occhio di chi guida, ma un cervello elettronico che deve basarsi su informazioni precise per funzionare al meglio».
I test a St. Moritz

Un’auto autonoma ha bisogno di conoscere gli spazi di frenata garantiti dagli pneumatici, in modo da decidere tempi e modalità di intervento sui freni. Se la gomma nasce insieme all’auto l’intesa è immediata. In aiuto stanno per arrivare i sistemi di comunicazione fra gomma e vettura: negli pneumatici di domani saranno inseriti dei sensori che capteranno e forniranno informazioni utili all’elettronica di del veicolo, dal grado di aderenza dell’asfalto all’usura del battistrada, in modo che il «cervello» di bordo sappia sempre come comportarsi per garantire la massima sicurezza. «L’importanza degli pneumatici marcati risalta in particolare sugli invernali», sottolinea Menassi. È il caso degli Scorpion Winter e Sottozero 3 che abbiamo provato sulle nevi di St. Moritz (Pirelli è sponsor dei mondiali di sci). Le Bentley Continental GT e Bentayga, le Maserati Ghibli e Levante, le Porsche 911 e Macan che abbiamo testato montavano tutte gomme marcate. Le prime mostrano sul fianco la sigla «B», «MGT» le Maserati e «N0» le Porsche. Insomma, a ogni auto il suo pneumatico.

Fonte: motori.corriere.it

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