Audi R8 Spyder, brividi a cielo aperto su questa «piuma» da 540 cavalli

Il modello da competizione e quello stradale sono stati sviluppati in parallelo

ar8s_exterieur_bfs_34_h_04-593x443Di Stefano Cordara

Poco importa quante se ne vendono, auto come la Audi R8 Spyder devono esistere per dare un senso alla parola «divertimento». La scoperta di Ingolstadt rappresenta assieme alla sorella Coupé la punta di diamante della gamma Audi. In queste auto Audi Sport ha riversato tutte le competenze tecnologiche maturate anche in gara con la R8 LMS che corre nelle gare di durata, al punto che i due modelli –quello da competizione e quello stradale sono stati sviluppati in parallelo-. Motore V10, aspirato, 5.200 cc capaci di erogare 540 cv e 540 Nm di coppia.

Brividi

Nell’epoca del downsizing e dei piccoli frazionamenti questo motore è una manifestazione di orgoglio da parte di Audi, probabilmente uno degli ultimi rappresentanti di quella generazione di motori capaci di muovere le viscere di chi ha la fortuna di sedersi nell’abitacolo di una di queste auto. Fortuna e portafogli perché per portarsi in garage una R8 Spyder occorre sborsare 184.400 euro, cifra ripagata da un’auto egocentrica per definizione (se viaggi con una Porsche non si gira più nessuno, con questa hai tutti gli occhi addosso, si è lasciato scappare soddisfatto il giovane project manager della R8), ma realizzata con tanti materiali pregiati (alluminio/carbonio) e con dettagli curati in modo maniacale. Ovviamente la R8 Spyder prende vita dalla sorella Coupé da cui riprende il telaio «Audi Space Frame» debitamente rinforzato negli spessori delle travi di alluminio per ovviare alla mancanza del tetto. Della R8 ricalca fedelmente le misure, più corta (-14 mm) e più larga (+36 mm) rispetto al passato può contare su un alleggerimento generale di 25 kg fermando la bilancia a 1.795 kg.
Telaio

Merito anche di un telaio molto leggero (solo 208 kg per tutta la struttura) e della capote che pesa solo 44 kg. A proposito della capote (che si apre in 20 secondi fino a 50 km/h), il lavoro svolto dai tecnici Audi è davvero encomiabile: raramente ci è capitato di guidare auto cabrio con tetti in tessuto altrettanto «isolanti», se non si ha fretta, con la Spyder si viaggia tranquillamente a velocità autostradali godendosi senza problemi un concerto di musica classica (anche perché l’impianto Bang & Olufseng di serie prevede nuovi speaker addirittura annegati nel poggiatesta). Questa non è che una delle tante anime della R8, capace, grazie alle sospensioni attive “magnetic ride”, di essere camaleontica e adattarsi all’uso che le si chiede. Pronta per lo struscio sulla Promenade di turno (rigorosamente a capote aperta) è paciosa e ipersicura sul bagnato, sfruttando la mappatura WET che nostro malgrado ci siamo trovati a utilizzare visto il tempo inclemente durante il press test. Poi sa essere perfino morbida e confortevole andando a spasso (magari scegliendo il drive mode “auto” che sfrutta al meglio il DSG disaccoppiando le frizioni in rilascio per il veleggio) oppure aggressiva e cattivissima quando si decide di sfruttarne il tremendo potenziale.

Il suono

Basterebbe già il suono a giustificarne l’acquisto: il V10 canta con una scala tonale degna del Teatro alla Scala, da baritono ai bassi a soprano quando urla alla soglia dei 9000 giri. Urla in accelerazione, spara in rilascio (soprattutto se si selezione l’opzione «sport» dello scarico premendo semplicemente un tasto sul volante), goduria pura per gli orecchi di chi ama i motori plurifrazionati aspirati. Ma non c’è solo il sound ovviamente: la spinta è esaltante, corposa, senza veri picchi di potenza ma sempre consistente da 1000 a 8.700 giri. Giocare con i paddle al volante scalando a ogni curva (con tanto di doppietta automatica del rapidissimo cambio S Tronic a doppia frizione) magari una marcia anche più del necessario, diventa un gioco a cui è difficile resistere. Così come è difficile resistere nel guidare a ritmi poco compatibili con la conservazione dei punti patente. Tuttavia, in tempi in cui si parla di guida autonoma, la R8 non è certo l’auto che fa tutto da sola: va guidata, deve sentire che il padrone sei tu, quando si alza il ritmo occorre occhio allenato perché le velocità crescono più rapidamente di quel che si pensi. Bellissimo il concetto “monoposto” che i designer hanno voluto utilizzare per lei, il pilota è circondato dal una consolle e riceve tutte le informazioni dal virtual cockpit digitale (e configurabile a piacimento con varie visualizzazioni) con schermo da ben 12,3 pollici piazzato proprio davanti agli occhi. Tutto è fatto per avere la massima concentrazione di guida, anche il volante che tra pulsante di avviamento e manettini per scegliere le mappature è diventato praticamente un computer. Tutte cose che la proiettano nell’olimpo delle vere supercar.

Fonte: Motori.corriere.it

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