La prova della 1.0 EcoTSI Advance 115 CV

Seat Ateca

Il piccolo mille viene sdoganato anche su una Suv compatta come la Seat Ateca. Perché il “piccolo” in questione è il tre cilindri turbobenzina già provato sulla Volkswagen Golf. Certo, l’Ateca è più grande, però la coppia disponibile ai bassi resta, come vedremo, una garanzia. C’è comunque curiosità di capire come possa cambiare la guida di una sport utility, quando nel cofano si trova un “tre” vitaminizzato.

Un tre poco tre. Al minimo, il motore si sente appena: è ben isolato ed equilibrato. E risponde a tono anche nella parte bassa del contagiri. Insomma: per marciare con brio senza consumare troppo, basta mettere in fila le marce, sui 2.500 giri. E la cosa è fattibile, nonostante i rapporti del cambio manuale siano piuttosto spaziati. Il timbro, tipico, si sente, però il rumore resta perlopiù fuori dall’abitacolo, anche tirando le marce. Così facendo, l’Ateca se la cava meglio del previsto, anche perché il motore gira volentieri in alto. La ripresa in sesta, invece, non è il suo pezzo forte, neppure in autostrada.

Consumi contenuti. La Suv spagnola non è molto pesante, e questo le giova. Tanto per cominciare, è quasi divertente, visto che la taglia compatta la rende pronta ai comandi. Ma il vantaggio si riflette pure al distributore, in quanto i consumi sono buoni, soprattutto in città, dove si percorrono più di 14 km/l. L’intonazione della sport utility Seat è dinamica, quindi restare a lungo al volante è piacevole. Anche perché si può contare su una posizione di guida comoda, con il sedile piuttosto rigido che sostiene bene il busto. Non sembra neppure di stare seduti in alto: in realtà, si rimane a 60 centimetri dal suolo, non poco: e così si padroneggia bene il traffico. In marcia la visibilità è buona: soltanto i montanti anteriori, un po’ spessi e inclinati, possono limitare un filo la visuale in curva. Completando il discorso relativo al confort, le sospensioni lavorano in modo diverso sui due assi: hanno un’adeguata capacità di filtrare le irregolarità davanti, mentre chi siede dietro qualche reazione un po’ brusca deve metterla in conto. Giova ricordare che la nostra Ateca adotta al retrotreno un semplice schema a ruote interconnesse, al posto del multilink previsto sulle versioni a trazione integrale.

Lo spazio è comfort. Gli interni sono accoglienti e ben equipaggiati. E si conferma la buona qualità costruttiva: ecco, magari manca un po’ di colore. Comunque sia, l’Ateca mantiene quanto promette e offre quello che oggi conta di più: un buon sistema multimediale, facile da usare e completo, completo di navigatore. A proposito di spazio, l’Ateca è sì compatta, ma, rispetto ad altre rivali di taglia anche più grande, garantisce un margine notevole per le ginocchia e per la testa di chi si accomoda sul divano. Pure questa è qualità della vita a bordo. Infine, una citazione per il bagagliaio: era già capiente sulla versione integrale, ma su questa trazione anteriore guadagna una trentina di litri (per un totale di 450). Senza dover rinunciare al ruotino di scorta.

Fonte: Quattroruote.it

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