Lexus, ecco la rivoluzione del design

Con la LC Hybrid si apre una nuova fase: «La supremazia tecnologica, funzionale e prestazionale non basta più. Il vero lusso, ciò di cui non si può fare a meno, è il design»

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Milano «Perché parlare di design? Perché questa è la prima auto bella che facciamo»: sono le parole di Andrea Carlucci, amministratore delegato di Toyota Italia, sulla nuova Lexus LC Hybrid, presentata non solo ai saloni automotive, ma anche in occasione dei Design Days milanesi. Perché la nuova auto coniuga innovazione tecnologica e design futurista. Il progetto è nato cinque anni fa e oggi viene lanciato sul mercato. Ma con la velocità tipica di questa era, in cinque anni un prodotto potrebbe non essere già ritenuto «vecchio»? «Se abbiamo vinto l’ultimo design award, che aveva come tema l’anticipazione, direi di no», risponde Carlucci.
«Rivoluzione copernicana in Toyota»

La Lexus LC Hybrid è focalizzata sui materiali, oltre che sul design: «Le strutture in fibra di carbonio, per esempio nei fogli di materiale composito utilizzati per i pannelli delle portiere, la rendono molto leggera e al tempo stesso molto rigida: è la Lexus più rigida mai costruita — prosegue l’ad —. Tutto ciò spiega anche l’handling straordinario, fluido ed estremamente preciso». Solo un esempio della raffinatezza tecnologica della vettura. Ma è sul piano del design che il progetto LC Hybrid è la testimonianza di quella che Carlucci definisce «la rivoluzione copernicana in casa Toyota» (Lexus è il marchio di lusso del colosso giapponese), coincisa con l’arrivo al vertice, nella posizione di management officer, di un designer, Yoshihiro Sawa. All’inizio dell’anno l’auto ha vinto l’Eyeson Design Award, un premio conferito al salone di Detroit con il contributo di esperti automotive e designer di tutto il mondo.
Il design, un lusso necessario

Con la LC Hybrid, Lexus si lascia alle spalle l’approccio che consiste nel puntare su auto qualitativamente eccellenti, per il loro valore tecnologico, funzionale e prestazionale, affidandole secondariamente al «colpo di cuore» del design. «Perché la supremazia tecnologica dura poco e prima o poi viene imitata — spiega Carlucci —. Mentre la funzionalità, anche se spinta all’estremo, rischia di diventare noiosa. Il design, invece, è un lusso a cui chi si abitua non può più rinunciare». Lusso fatto anche di materiali e manodopera qualificata: «Gli interni della nuova LC Hybrid sono incredibilmente curati — prosegue Carlucci —, tanto che quando abbiamo portato parte della produzione in Europa l’abbiamo dovuta interrompere per formare le sarte, che non sapevano come imitare le impunture delle colleghe giapponesi». Lexus LC Hybrid indica «come sia possibile conciliare design estremo e innovazione tecnologica d’avanguardia, attraverso la stretta collaborazione tra i reparti tecnici e di design dell’azienda». Non c’è un prima e un dopo, c’è un contemporaneo e sinergico lavoro di sviluppo.
Il Lexus Design Award 2017

Lexus International ha appena ufficializzato l’apertura delle iscrizioni per il Lexus Design Award 2017, una competizione internazionale che si rivolge a una nuova generazione di designer innovativi provenienti da tutto il mondo e rappresenta l’opportunità di avere visibilità alla Milan Design Week. Il tema creativo dell’edizione 2017 sarà «Yet», che significa anche, eppure, congiunzioni che, per l’appunto, uniscono concetti contrastanti senza scendere a compromessi. «Lexus — spiega Yoshihiro Sawa — crea armonia attraverso sinergie studiate per costruire nuove possibilità. La strategia “Yet” aiuta Lexus a esplorare continuamente i limiti e a trovare forme e tecnologie adatte alla mobilità del futuro». Ai candidati è richiesto di sottoporre progetti innovativi e interpretazioni originali che esprimano al meglio il tema creativo di questa edizione. I 12 finalisti esporranno lo loro visioni nello spazio Lexus al Salone del Mobile di Milano. Quattro di questi avranno addirittura l’opportunità di concretizzare il progetto, guidati da mentori di fama mondiale. Il budget per ogni prototipo è di tre milioni di yen giapponesi.

Fonte: Motori.Corriere.it

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