Mazda3

La prova della 1.5 Skyactiv-D Exceed

Aveva già fatto bella figura sulla crossover CX-3. Ora il turbodiesel 1.5 Skyactiv-D da 105 cavalli va ad ampliare l’offerta a gasolio della Mazda3, sin qui limitata al 2.2 da 150 cavalli: la compatta della Casa di Hiroshima può così giocarsela al meglio con le rivali del segmento C, che hanno puntato forte sulla fascia 1.5-1.6. Senza per questo mettersi a inseguire quelle che, come Opel e Renault, da questa cilindrata hanno ricavato potenze da classe due litri.

Piatto ricco. La nostra Mazda3 1.5, in allestimento di punta Exceed, costa di listino 24.850 euro. Che salgono a 28.200 con gli optional: l’i-Activsense technology con Leather pack white (2.600 euro, con fari adattivi, sistemi di sicurezza, sedile guida a regolazione elettrica) e la vernice metallizzata “soul red” (750 euro). Il tutto va ad aggiungersi a una ricca dotazione di serie, che include tra l’altro cerchi di lega da 18˝, fari bixeno, impianto audio Bose, navigatore satellitare e head-up display.

Silenzioso e vivace. L’1.5 si fa apprezzare subito per l’assenza di vibrazioni: merito della tecnologia Natural sound smoother, che prevede un ammortizzatore dinamico all’interno di ogni spinotto dei pistoni, per neutralizzare le frequenze negative. Il piccolo Skyactiv quasi non sembra un diesel: pastoso e regolare ai bassi regimi, si riavvia senza scossoni. Sfruttando la parte alta del contagiri – che troneggia nel quadro strumenti di tipo motociclistico – si ottiene un allungo “alla Mazda”: fino ai 5.500 giri, anche se oltre quota 4.500 la spinta inizia a calare. Più dei 105 cavalli, sono i 270 Nm di coppia a farsi sentire nella guida di tutti i giorni: in ogni caso, l’accelerazione risulta più che discreta, visto che, sullo 0-100, si resta sotto gli 11 secondi dichiarati. Meno entusiasmante la ripresa, anche per via della sesta piuttosto lunga (oltre che di una massa di 1.478 chili in condizioni di prova). A proposito di cambio, gli innesti sono corti e il comando si manovra bene: nella guida impegnata bisogna soltanto essere precisi nel passaggio seconda-terza, per evitare impuntamenti.

Poco assetata. Interessanti i consumi: in città la vettura percorre più di 19 km/l, mentre in statale si superano i 20. E se in autostrada si scende a 16,5, la media (18,6 km/l) risulta lusinghiera. Per fare un paragone, a 130 km/h la 2.2 faceva 14,9 km/l, mentre la nostra 1.5 è sui 15,7. Su strada la compatta giapponese è sicura e reagisce in modo sincero, dando soddisfazione sui percorsi misti. Nei test sull’asciutto ha dimostrato la tendenza del retrotreno ad allargare un po’, come già emerso nella prova della versione 2.2 (vedere il fascicolo di dicembre 2013), ma senza creare apprensione: non richiede correzioni impegnative e i controlli elettronici sono attenti. Lo sterzo è pronto e dal buon feeling: dona agilità alla “3″, e contribuisce alla gradevolezza di marcia. Passando al confort, l’auto non è rigida (il rollio non manca), pur con una gommatura barra 45 da 18˝: ciò non toglie, però, che le sospensioni posteriori soffrano un po’ sulle irregolarità brevi. Buona la propensione a macinare chilometri, anche se l’abitacolo non è proprio ovattato.

Fonte: Quattroruote.it

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