Uso del cellulare in auto: che cosa aspetta chi trasgredisce

Nell’era della connettività perenne, rappresentata oggi anche dall’industria automotive, è logico e naturale che uno strumento come lo smartphone occupi sempre più i pensieri degli agenti di polizia stradale, incaricati, tra gli alti, di cercare di evitare il verificarsi di incidenti a seguito di distrazione.

Senza arrivare agli eccessi della Francia, che è arrivata a proibirne l’utilizzo salvo che si verifichi l’una o l’altra di queste condizioni (il veicolo deve essere parcheggiato a motore spento, oppure in panne), un buon deterrente può essere rappresentato dal provvedimento adottato dal Comandante della Polizia Municipale di Ravenna, Andrea Giacomini.

USO DEL CELLULARE IN AUTO: LA “STRETTA” DI RAVENNA

L’alto dirigente del comando romagnolo ha chiesto alle forze di controllo al lavoro sul campo di farsi consegnare dal conducente del mezzo il telefonino in caso di sinistro.

Dalla verifica delle attività effettuate con l’apparecchio, comprensiva dei relativi orari di accesso alle applicazioni e della durata di fruizione del servizio, sarà così possibile arrivare a ripartire più equamente le responsabilità del caso.

Gli agenti non si fermeranno davanti all’eventuale rifiuto prodotto dall’automobilista. Come attestato anche nella Circolare n. 32 datata 19/04/2017 della Polizia Municipale di Torino, chi rimane coinvolto in un incidente stradale di particolare gravità è tenuto a esibire agli organi di polizia il proprio telefonino al fine di escludere qualsiasi forma di distrazione tecnologica. Se la collaborazione è rifiutata, il device viene sequestrato e il soggetto perquisito.

LA BATTAGLIA PERSA A DICEMBRE 2017

La notizia rimbalzata dalla Romagna apre un nuovo fronte nella battaglia in atto da tempo contro quelli che ormai sono stati riconosciuti come i principali nemici della sicurezza stradale. In primis, il telefono cellulare.

La scorsa estate un emendamento della (poi approvata) Legge di Bilancio 2018 aveva fatto pensare a un possibile inasprimento delle pene nei confronti di chi trasgredisce ai dettami del già richiamato Art. 173 del Codice della Strada. Si era parlato allora non solo di un raddoppio delle sanzioni previste dalla suddetta norma, ma anche di sospensione della patente di guida.

L’emendamento fu però dichiarato inammissibile dalla Commissione Bilancio della Camera e non si poté quindi procedere a presentarlo per il voto ai due rami del Parlamento Italiano.

CHE COSA DICE L’ART. 173 DEL CODICE DELLA STRADA?

Al momento, quindi, i provvedimenti amministrativi previsti dal Codice della Strada sono quelli che rispettano le piccole modifiche entrate in vigore il primo gennaio 2017 in ossequio a quanto stabilito dal decreto interministeriale 20/12/2016 riguardante “l’aggiornamento degli importi delle sanzioni”.

A chi trasgredisce al contenuto del comma 2 dell’Art. 173 del Codice della Strada è applicabile una multa di importo compreso tra 161 euro e 647 euro (si tratta di una differenza di un solo euro in più rispetto al passato).

Non è invece cambiato nulla per quanto riguarda la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi “qualora lo stesso soggetto compia un’ulteriore violazione nel corso di un biennio”.

Fonte: Fleetmagazine.com

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